La guerra dei prezzi degli smartphone Android

La guerra dei prezzi degli smartphone non è senza vittime: andare verso la convenienza costa a tutti un prezzo meno evidente di quello che crediamo.

Dal punto di vista del consumatore, il sistema operativo della Google, ossia l’Android, è qualcosa di estremamente positivo. Si tratta infatti dell’unico competitor in grado di tenere il passo con l’iPhone della Apple e, soprattutto, ha permesso e stimolato una grande battaglia per la produzione di dispositivi, dapprima ponendo la competizione sulle specifiche tecniche, ora sui prezzi. Tutta questa competizione ha portato lo sviluppo degli smartphone verso un passo spedito, di cui tutti stanno approfittando, ma che ha avuto anche degli aspetti svantaggiosi. Ed oggi ci si trova ad un punto in cui è possibile osservare attentamente tutto questo.

HTC, che una volta era il produttore leader di smartphone Android, ha da poco annunciato che apporterà un taglio del 15% della sua forza lavoro in risposta alla diminuzione dei prezzi. Questo significa 2300 persone che dovranno cercare un nuovo lavoro.
La Lenovo, una delle più recenti aziende produttrici di smartphone e telefonia mobile e ancora in piena crescita, ha già dovuto tagliare su 3200 posti di lavoro per cercare di bilanciare la pressione della competizione. Entrambe le compagnie hanno puntato alla Cina come mercato fondamentale, ma tuttavia questo non è stato sufficiente contro un gruppo di competitors che, come ha affermato l’amministratore delegato della Lenovo, Yang Yuanquing, ‘compete in maniera irrazionale’.
Quasi a supporto delle parole di Yang Yuanquing, la Xiaomi oggi ha introdotto il Redmi Note 2 ad un prezzo di 799 yuan (125 dollari). Si tratta di un telefono che ha le stesse dimensioni dello schermo e la stessa risoluzione dell’iPhone 6 Plus ed è caratterizzato dallo stesso processore dell’HTC’s One M9+. Il Note 2 ha anche una slot per la memoria microSD, un blaster IR ed una camera con autofocus con rilevazione di fase (una caratteristica introdotta per la prima volta dal Galaxy S5 ed oggi presente nell’iPhone 6). E tutto per 125 dollari.

Qualunque profitto (sempre che ce ne siano) la Xiaomi sta facendo su questo tipo di telefono, è sicuramente molto basso. E tuttavia, Xiaomi sa bene che facendo questa scelta si è venuta a trovare sul filo del rasoio: se qualcosa andasse storto la sua perdita sarebbe l’equivalente delle più grandi perdite dei suoi maggiori competitors, che grazie ai costi maggiori, riescono a mantenere la rete di supporto e distribuzione dei propri prodotti.
Nonostante anche la Lenovo sia una compagnia cinese e ben posizionata nello sfruttare l’efficienza proveniente sia dalla produzione che dalla vendita di telefoni nella stessa area geografica, tuttavia essa semplicemente non è in grado di competere con un prodotto come quello lanciato da Xiaomi. E anche se la Xiaomi avrà una crescita e si porta alla pari, per costi e distribuzione, con gli altri grandi venditori di smartphone, ci sarà un costante flusso di piccole ed anonime realtà pronte a prendere il suo posto in poco tempo.

Un recente studio sulle caratteristiche dei dispositivi Android ha evidenziato che ad oggi esistono circa 1300 differenti brands di telefoni che utilizzano il sistema Android. Si tratta di un numero superiore di tre volte la quantità presente nel 2012 ed è tuttavia un numero che, in sé, ha del ridicolo. Come è possibile, infatti, che vi sia posto per 1300 differenti compagnie in un mercato in cui i nomi più importanti sembrano essere continuamente e costantemente preoccupate da problemi finanziari legati alle vendite? La verità è che in realtà non c’è alcuno spazio per queste piccole aziende. Molte, infatti, esistono oggi ma difficilmente potranno esistere anche domani. Si tratta di quello che l’amministratore delegato della Lenovo descrive come una discesa verso l’irrazionale: ci sono moltissime aziende, soprattutto in Cina, che vendono telefoni Android che semplicemente non riescono neanche ad immaginare di rimanere sul mercato in modo sostenibile per un periodo di tempo che va oltre il minimo immaginabile.

Questa situazione è chiaramente sfavorevole per i produttori di telefoni Android ma non è completamente favorevole neanche per i consumatori.
Infatti, immaginiamo che una persona acquisti un cellulare Android da una delle aziende più economiche: ha una batteria ricaricabile, ma dove come fare quando ad un certo punto si ha bisogno di una batteria di ricambio? Se anche oggi questa azienda ha lanciato un Android di ultima generazione, chi ci assicura che continuerà ad avere aggiornamenti e pezzi di ricambio anche domani? E a chi ci si potrebbe rivolgere, in caso di problemi al display o ad altri pezzi? Di chi sarebbero le responsabilità?

Quando compriamo un telefono da un’azienda di un marchio ben saldo sul mercato, noi compriamo anche moltissime assicurazioni implicite. Anche se la HTC e la Sony sono in lotta per mantenere a galla i loro dipartimenti di telefonia mobile non potrà mai succedere che queste due aziende scompaiano da un giorno all’altro. E sapendo che gli update dei loro software Android potrebbero essere sempre più veloci, queste compagnie cercheranno di distribuire gli aggiornamenti al meglio delle loro possibilità per non rischiare di essere messi alla gogna nel caso fallissero.

Il trend attuale è di scartare lentamente queste certezze nella ricerca di un costo diretto al pubblico sempre più basso. OnePlus è tra i leader in questo campo, ma esistono anche compagnie come la Yota, che si è assicurata un sacco di preordini del modello YotaPhone 2 tramite Indiegogo prima di cancellare il suo ingresso nel mercato degli USA. La filiale americana della Levovo, la Motorola, ha utilizzato un approccio simile nell’ultimo anno, cercando un contatto diretto con il consumatore tramite i pre-ordini. Così facendo ha immesso sul mercato i nuovi Moto X e Moto G a prezzi così bassi da impressionare. Ma si tratta di iniziative che possono essere considerate realmente sostenibili?

Come in una versione accelerata della Legge di Moore, i prezzi degli smartphone stanno volgendo verso una diminuzione sempre più ampia, mentre le loro caratteristiche tecniche stanno migliorando considerevolmente. Si dovrebbe trattare di un trend interessante, che dovrebbe essere accolto con festeggiamenti, ma affinché tutto questo possa continuare, si rende necessario che le aziende di telefonia portino avanti anche degli affari che siano sostenibili. Al momento, sembra che solo la Apple e la Samsung si stiano muovendo nel modo giusto e il sistema operativo Android sta portando un incremento fondamentale nel profitto di Google, ma quasi tutte le altre aziende nel settore degli smartphone stanno corteggiando un disastro annunciato, che si conferma ad ogni trimestre. E questo non si tradurrà in un servizio migliore per i consumatori né tanto meno per migliori condizioni e posti di lavoro per quanti fanno parte dell’industria degli smartphone, ad ogni livello. Se vogliamo un miglioramento da questo punto di vista è necessario pagare per averlo.

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