Internet: all’insegna della net neutrality?

La neutralità della rete è il principio su cui si è basato lo sviluppo di Internet e che ha favorito la creatività, l’innovazione e la possibilità di un accesso alla rete paritario e non discriminatorio.

Cosa potrebbe accadere?

Immaginate per esempio che, mentre siete seduti in una comoda poltrona di un aeroporto intenti a cercare di scaricare le vostre mail da tempo immemorabile, la persona accanto a voi si diverta guardando dei video senza problemi o interruzioni. Dopo l’iniziale stupore, cominciate a chiedervi: “Come è possibile?” E soprattutto “Perché?”
Se il funzionamento della rete non fosse più fondato sul principio della neutralità, ossia sul medesimo trattamento di utenti e dati da parte dei gestori del traffico, potrebbero verificarsi situazioni di questo tipo.

Finora, la gestione del traffico in rete si è basata sulla “net neutrality”, ossia sul carattere non discriminatorio della trasmissione delle informazioni. I fornitori di accesso alla rete (ISP, Internet Service Provider) hanno assicurato uno stesso servizio agli utenti indipendentemente dal contenuto, dalla destinazione e dall’origine dei dati.

Il principio della non discriminazione nella fornitura di accesso ha garantito a tutti gli utenti gli stessi diritti; ma se questo principio venisse a cadere e si lasciasse liberi gli ISP di poter favorire certi utenti o tipi di dati a scapto di altri, si creerebbe un pericoloso squilibrio che danneggerebbe certi fruitori e li porrebbe anche in una condizione di svantaggio.

Eccezioni?

L’Europarlamento ha approvato una legge sulla Net Neutrality che ha in parte deluso i sostenitori della neutralità della rete poiché lascerebbe irrisolte alcune questioni, ad esempio i servizi specializzati che potrebbero comunque godere di un trattamento preferenziale.

Ciò che si teme maggiormente sono le eccezioni alla “net neutrality”, ossia la possibilità che gli ISP possano intervenire in particolari situazioni, ad esempio in caso di congestione di certi servizi, favorendo la trasmissione di alcuni pacchetti di dati e bloccando, alterando o discriminando altri contenuti, applicazioni o servizi, ossia prioritizzando alcuni dati a scapito di altri.

Se si concedesse una corsia preferenziale a quei contenuti che richiedono connessioni di qualità elevata e non sono utilizzati da tutti, ad esempio le autoconnesse o la telemedicina, si violerebbe la net neutrality?

I sostenitori della non discriminazione temono che le eccezioni renderebbero liberi gli ISP di favorire alcuni clienti o tipi di dati e di discriminare altri, e di velocizzare o rallentare il traffico a seconda dei tipi di dati da trasmettere. Oppure di proporre offerte commerciali basate su queste differenziazioni, facendo pagare in maniera diversa il servizio di connessione per dati di tipo diverso. Di conseguenza, una videochiamata potrebbe essere velocizzata, ma sarebbe rallentata la trasmissione delle semplici mail, oppure sarebbe favorito un video su Youtube e rallentato il caricamento di un blog di una persona qualsiasi.
E in caso di intasamento, un ISP potrebbe concedere a un utente una corsia preferenziale a danno di un altro. Inoltre, potrebbero essere più liberi di scegliere e di guadagnare di più cedendo una porzione crescente di banda ai grandi divoratori di banda.

Le grandi società di telecomunicazioni sono contrarie a una regolamentazione stretta della rete e rifiutano delle norme troppo intrusive che, secondo loro, potrebbero bloccare lo sviluppo di Internet; infatti sostengono che la possibilità di una fruizione diversa a seconda degli utenti sia del tutto normale.

Non si può del resto negare che una sorta di discriminazione nella trasmissione dei dati sia già presente e sia insita nella natura stessa del tipo di servizio. Ad esempio, occorre riconoscere che alcuni distributori di contenuti, soprattutto video, occupano una banda sempre più ampia consumando anche quella riservata agli altri utenti, e alcuni servizi, ad esempio le videochiamate necessitano di avere a disposizione una quantità adeguata di banda. Le grandi società che forniscono l’accesso alla rete hanno concesso porzioni sempre più grandi di banda alle aziende che potevano pagare un servizio migliore danneggiando di conseguenza gli altri.
Il rischio che si corre è che ad alcune grandi compagnie con un grosso potere economico si concedano delle corsie privilegiate che sarebbero negate alle start-up e ad altre piccole aziende che finirebbero, a causa della qualità dei loro servizi, per perdere gli utenti.

Come è evidente, stabilire norme precise in un ambito in perenne evoluzione è alquanto difficile, ma è innegabile che una legge sulla net neutrality debba salvaguardare i diritti dei consumatori senza pregiudicare lo sviluppo dell’economia digitale.

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